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AdBlue a rischio, monito del direttore commerciale di Yara Italia

Lo stabilimento Yara di Ravenna

Francesco Caterini lancia l’allarme a Radio Anch'io di Radio 1 segnalando come la produzione sia calata a causa degli aumenti del metano

L’additivo AdBlue potrebbe presto scarseggiare sul mercato italiano. Lo ha fatto intendere, in maniera neanche troppo velata, Francesco Caterini, presidente di Assofertilizzanti e soprattutto delegato di Yara Italia che è il più grande produttore italiano (per non dire unico) di AdBlue in Italia, uno dei pochi produttori di tutta Europa.

Quella che potrebbe sembrare una notizia marginale, potrebbe presto avere dei risvolti decisamente evidenti su tutto il mercato italiano in quanto l’adblue è componente indispensabile per far marciare le auto diesel euro 6 ma anche la gran parte dei tir che trasportano merci su e giù per il Belpaese.

Intervenuto a Radio Anch’io Rai, Francesco Caterini ha infatti ammesso che, a causa dell’aumento vertiginoso del prezzo del metano, gli stabilimenti Yara sono stati costretti a rimodulare i cicli di produzione verso il basso con chiusure programmate e turnazioni ridotte.

Se questa rimodulazione, determina in primis anche dei problemi per gli stessi lavoratori del sodalizio che vedranno ridotti i loro orari di lavoro e quindi anche i loro compensi, a cascata influirà anche sulla produzione di adblue, il famoso additivo verde necessario appunto a far funzionare i motori diesel di ultima generazione, che si ottiene dalla lavorazione di fertilizzanti a base di ammoniaca con il gas metano.

Sono infatti due i principali procedimenti per ottenere adBlue:

Produzione di sintesi direttamente dal processo di produzione dell'ammoniaca/urea;

Produzione per dissoluzione di urea tecnica in acqua demineralizzata.

Facile quindi a questo punto intuire che il calo della disponibilità di adblue potrebbe presto ingenerare delle conseguenze a catena che andranno a riflettersi sull’intera filiera di mercato, dalla distribuzione ai prezzi dei prodotti finali.

Un veicolo concepito per marciare grazie alla miscela tra diesel e adblue, senza il suo additivo non può marciare.

Se non si provvede al rabbocco, quando mancano circa 1.000 km al termine della “scorta” vengono tagliate le prestazioni del motore; successivamente compare un messaggio che riporta il numero di avviamenti consentiti. Se si va oltre senza effettuare la manutenzione, attenzione che la vettura non parte più.

Esiste la soluzione “forzata” per imporre elettronicamente la rimozione di AdBlue dal veicolo attraversi un intervento di elaborazione della centralina motore senza alcuna necessità di intervenire sulla meccanica del veicolo.

Ovviamente però è un metodo che inganna la centralina e costringe il motore a girare senza l’additivo con tutte le possibili conseguenze. 

8 Ottobre
Autore
Luca Morazzano

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