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L'Italia tra Nato e Ue

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Mentre infuria la polemica in seno al Parlamento per gli aiuti militari interviene il generale Giorgio Battisti

Mentre il premier Draghi è in volo per gli States non si placa la polemica tra i partiti per l'intervento e aiuti militari a favore dell'Ucraina in seno al conflitto coi russi. "Secondo me non ci sono divergenze di interessi tra l'Europa e la Nato. L'Italia fa liberamente parte della Nato e dell'Unione europea, qualsiasi decisione va presa, discussa e definita nell'ambito dell'Alleanza". Lo afferma il generale Giorgio Battisti, primo comandante del contingente italiano della missione Isaf in Afghanistan, sottolineando che rispetto al conflitto in Ucraina il nostro governo si è mosso "sulla base della seconda parte dell'articolo 11 della Costituzione secondo il quale l'Italia 'consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo'".

"Il fatto che il premier Draghi vada da Biden - sottolinea il generale alla vigilia del viaggio del presidente del consiglio a Washington - rientra nei normali, buoni rapporti tra Paesi alleati".

Il generale Battisti fa notare che è tutta italiana la polemica sorta sulle parole del segretario generale della Nato, Jens Stoltenberg, al quotidiano tedesco Die Welt, e quelle del premier ucraino Zelensky al think tank Chatham house: "C'è stata una forzatura da parte di alcune nostre testate giornalistiche".

"Se si legge in tedesco quello che ha detto Stoltenberg non ha mai affermato che la Crimea non può essere ceduta. Ha detto che i Paesi della Nato non accetterebbero una annessione con la forza della Crimea perché è contro il diritto internazionale. Si tratta di affermazioni storiche, che la Nato ha sempre fatto dal 2014, contro l'uso della forza per la risoluzione delle controversie e con la convinzione che spetti al popolo ucraino decidere il proprio futuro".

"Allo stesso modo Zelensky, a precisa domanda, non ha risposto che sarebbe disposto ad accettare la perdita della Crimea per poter intavolare le trattative - spiega il generale Battisti - ha detto che per intavolare le trattative, quanto meno, la Russia dovrebbe tornare ai confini di febbraio".

Le parole, secondo il generale Battisti, sono state forzate e hanno fatto divampare "polemiche solo in Italia e ci stanno mettendo in cattiva luce tanto che proprio su questo è in corso un dibattito in alcuni Paesi".

10 Maggio
Foto: pixabay
Autore
Claudio Mascagni

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