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Il Frosinone all'assalto del Cittadella

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Alla scoperta della squadra veneta: in panchina Gorini che crede nel 4-3-1-2. Scommessa Tounkara e fiducia al regista Antonucci

All'assalto della fortezza del Cittadella. La prossima trasferta del Frosinone (sabato 10 settembre ore 14) passa per la città padovana che in più di qualche (recente) occasione ha sfiorato la serie A. Oggi forse a livello teorico la formazione veneta pare leggermente indebolita rispetto agli anni passati, forse ridimensionata negli obiettivi ma rappresenta sempre la classica mina vagante che può esplodere durante la stagione. Intanto la classifica dice Cittadella 5 punti, una vittoria, due pareggi e una sconfitta (6-6 le reti). 

Qualche volto nuovo c'è in casa amaranto: sulla fascia sinistra il terzino Felicioli (via Venezia) mentre sull'ala Embalo (dal Kas Eupen, serie A belga), ma il guneese si è già infortunato, il centrale Carriero e le punte Raul Asencio (dal Lecce) e Magrassi (dall'Entella), ma l'ossatura su cui può contare il tecnico Gorini è altra roba. Ecco, il tecnico Edoardo Gorini, classe 74, veneto di Venezia, una vita a Varese come giocatore (recordman di presenze, 252) e una vita come allenatore proprio a Cittadella: prima il difensore termina la carriera qui (dal 2007 al 2013), poi comincia ad avvicinarsi alla guida tecnica collaborando proprio con Claudio Foscarini, fino a diventare vice e dalla scorsa stagione tecnico in prima dopo le dimissioni di Venturato. Predilige come modulo il 4-3-1-2, sebbene in corso d'opera i tatticismi mutano: il gioco sulle fasce è richiesto, tanto che nel credo tattico di Gorini i terzini si sovrappongono in avanti, il palleggio è diretto e di prima, con grande considerazione per il trequartista, anche in questa stagione Antonucci, grande fisico e tutto mancino. Forse il gioco è un po' troppo maschio e rude, tant'è che la dirigenza dell'Ascoli, fermato nell'ultimo turno sullo 0-0 al Del Duca, ha lamentato la condotta dei veneti, invitandoli a giocare a un campionato di rugby piuttosto che al calcio.

Analizziamo la squadra: tra i pali il nazionale albanese Kastrati, sulle fasce Cassandro e Donnarumma, centrali l'elegante Frare (5 stagioni tra i granata) e poi Davide Dal Fabro (passaporto italopolacco), che dopo tre stagioni vissute nelle massime serie tra Scozia, Olanda e Belgio dalla scorsa stagione è tornato in Italia: il centrale infatti è la guida della difesa veneta; il duttile Vita (che può essere utilizzato sia come trequartista che sulla fascia destra), Pavan e Branca, mancino dotato di un buon tiro dalla distanza, nella terra di mezzo, gente che gioca insieme al Cittadella da quattro stagioni; poi appunto il regista Antonucci alla ricerca di una consacrazione autentica per tornare a respirare l'aria del grande calcio; in avanti l'ex promessa della cantera blaugrana Tounkara, fisico da mandingo ma finora falcidiato dagli infortuni che gli hanno impedito il decollo della carriera, e Raul Asencio, autore finora di 2 reti, forte nel gioco acrobatico e capace di far salire la squadra. In avanti c'è anche Baldini, 2 reti anche per lui, veloce e sgusciante, e Varela, uruguagio che dopo tre stagioni in patria è ritornato in Italia.

Il Cittadella ha esordito battendo 4-3 il Pisa, subendo due reti negli ultimi attimi del match, poi ha perso a Cagliari 2-1, subendo la rimonta a un quarto d'ora dal termine, s'è lasciato imporre l'1-1 dal Venezia al Tombolato e poi il recente polemico 0-0 ad Ascoli.

6 Settembre
Autore
Gian Luca Campagna

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