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Davanti ai femminicidi c'è un doppio senso di vuoto

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Cosa spinge i giovani a uccidere in nome di un rifiuto da parte di una ragazza? Due casi in pochissimi giorni fanno ripiombare l'Italia in un paese che odia le donne

Pare che questa rivoluzione culturale sia davvero difficile. Ci riferiamo a quel senso di rispetto che manca da parte degli uomini verso le donne. Oggi, le donne muoiono, vengono infranti i loro sogni, uccise dalla mano di chi urlava di amarle. Ci ritroviamo a cercare parole non banali per commentare fatti che ormai rientrano nello schema ripetitivo del quotidiano. E questo è quello che dovrebbe generare maggiore orrore e spingerci a riflettere per trovare soluzioni che forse metterebbero ancora di più a nudo le falle di un'educazione familiare, di un'educazione scolastica e di un'educazione cristiana insufficienti a fornire strumenti adeguati a chi riceve un rifiuto da parte di chi ha il diritto a lasciare, cambiare, negare.
Nel giro di 24 ore restiamo scioccati nel commentare le morti di Sara Campanella, 22enne, uccisa a Messina, e di Ilaria Sula, anche lei 22enne, fatta sparire da Roma e ritrovata assassinata. I moventi? Ossessione, morbosità, violenza. Si va ancora una volta a scavare sul perché, sulle cause, studiando cuore e mente degli omicidi, anche loro due giovani, trovandoci ancora una volta davanti a una fragilità interiore degli assassini che spiazza, che ci spinge a ricordare di come noi giovani reagivamo davanti a un 'no, basta è finita' o un 'no, non m'interessi'. Forse eravamo maschi alfa più semplici o forse l'ambiente familiare, scolastico, oratoriale in cui siamo cresciuti era foriero di stimoli che ci portava a reagire in modo positivo a una sconfitta, cercando di imparare e, quindi, di migliorarci. Certo, è dietrologia, ognuno è figlio della sua epoca e ognuno scrive in base ai dati empirici personali, che appartengono ad altre generazioni, che anche loro si sono macchiate di omicidi orrendi. E così, tornando a oggi, mi tornano in mente le scene della serie Netflix 'Adolescence', che in questi giorni sta spopolando, entrata in maniera prepotente nelle nostre case squassando la nostra anima, scavando nei nostri dubbi e obbligando a interrogarci. Si dirà che questi giovani sono soggetti che rientrano nella patologia psichiatrica. Forse non è così, è una patologia psicologica, questa fragilità dei giovani è qualcosa che si spezza con un soffio, forse li abbiamo caricati di aspettative, di successo da raggiungere a ogni costo, di riuscire dove i genitori hanno fallito, ansie che si amplificano probabilmente sui social network dove la top performance è una regola e non un'eccezione.
A oggi, al 2 aprile, l’Italia ha registrato un totale di 17 femminicidi: in tutti i casi l'omicida è il compagno o ex compagno, con l'eccezione di Sara Campanella, uccisa da un giovane che si era invaghito di lei.
Dicevamo della rivoluzione culturale. Quella c'è rimasta. Reagire con l'amore e la gentilezza, insegnando l'empatia. Non possediamo altri strumenti per arginare questa violenza, questo odio, questa rabbia, questa frustrazione, questo vuoto.
3 Aprile
Autore
Gian Luca Campagna

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