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Una città tinta di giallazzurro spinge il Frosinone in serie A

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Festa in Ciociaria dopo aver battuto il Genoa 3-2 in uno Stirpe gremito tra gioia, scommesse e promesse

Le coincidenze restano degli appuntamenti decisi dal destino. Non si sa come, non si sa quando. Sarà che la giornata in cui a sorpresa Vladimir Zelensky sceglie di scendere a Roma per perorare la causa ucraina, la città di Frosinone si veste di giallazzurro ed entra in serie A dalla porta principale. Sventolano i colori dell’Ucraina libera, abbracciano vento e pioggia le bandiere gialle e azzurre del Frosinone in una città che festeggia nonostante i rovesci di un meteo inclemente.

E si sa che anche in un destino già scritto la partita è più bella se è virile. Frosinone e Genoa nella coda del campionato hanno poco da chiedersi, sono già in serie A, il calendario dice maggio ma pioggia e vento certificano che si scende in campo con la clava. E la partita in uno Stirpe gremito come un palazzetto da Nba (pubblico composto nei seggiolini e scalinate libere) ha fatto da cornice a una giornata di sport e socialità uniche. Così, mi piego volentieri anche a quei momenti in cui l’ironia, gli sfottò, l’amicizia, l’empatia si concentrano e formano una scommessa/promessa tra chi è giornalista di Latina e di fede nerazzurra con la straordinaria accoglienza dei tifosi giallazzurri: mettiamo in fresco al Caffè 81 di Frosinone una bottiglia di bollicine con cui brindare nel caso di permanenza in serie A. Evviva, alla prossima stagione, ma intanto incombe la partita.

Frosinone e Genoa si accendono sotto una pioggia fitta, i ciociari provano a dettare tempi e ritmi ma i rossoblù hanno blasone, tigna e tifo al seguito (mille garibaldini nel settore ospiti), così Badelj allo scoccare del quarto d’ora accademico si inventa uno stop e fendente sotto al sette che zittisce lo stadio. Ma dura poco la gloria ligure, perché il momento critico è l’ingenuità di Bani al 27’: diventa il momento chiave del match, con il difensore che regala un pestone a un Borrelli isolato, si guadagna il rosso diretto dopo la consultazione tra arbitro e Var e permette al conseguente piazzato di Mazzitelli di gonfiare la rete e far esplodere lo Stirpe. Pari, visibilio, cori lanciati contro gli ‘odiati’ cugini pontini e Genoa in inferiorità numerica. Destino della partita già scritto? Be’, sì, con gli equilibri numerici e tattici saltati. Così, Boloca in pieno recupero accende la geometria impartita da Grosso ai suoi ragazzi e spegne le velleità del Genoa: si va al riposo sul 2-1, con la netta sensazione che i rossoblù abbiano esaurito le risorse mentali e che si preparino al ruolo di invitati alla festa solo perché sono l’agnello da sacrificare. E così è, Gilardino ci prova a rovinare la gioia al compagno di squadra campione del mondo 2006, fa salire d’intensità la squadra, ma è poca roba, si sbatte il mandingo Ekuban ma la difesa ciociara non concede nemmeno gli spifferi. Così, in una ormai partita aperta e con le squadre appena allungate, c’è anche gloria per il sesto sigillo stagionale di Borrelli servito al bacio da Rohdén (77’). Poi, quando si attende il fischio finale e il tasto ‘on’ per la festa, sotto la pioggia arriva per gli amanti delle statistiche la zampata di Gudmundsson che fissa il risultato sul 3-2.

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Il Frosinone conquista così per la prima volta la serie A come prima classificata, dà la sensazione di voler aprire un ciclo (ricorda un po’ il Sassuolo di Squinzi…), si bea degli applausi dello stadio e della città intera ma anche di tutti i paesi limitrofi, facendo intendere di divenire un punto di riferimento calcistico per il Basso Lazio e parte dell’Italia centrale che si estende a est. La gente sorride e socializza, la squadra corre come un serpentone di bambini al Luna park scivolando in ogni zolla del campo ricevendo l’abbraccio ideale dello Stirpe, Grosso dimostra la sua elasticità mentale concedendo al ministro della difesa Lucioni la solitaria standing ovation prima di alzare la meritata coppa. È serie A. È la terza volta che il Frosinone si siede al banchetto di un grande palcoscenico calcistico. E stavolta ha tutta l’intenzione di restarci a lungo.

1 anno fa
Autore
Gian Luca Campagna

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