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Lo show della guerra tra arte e ifnromazione

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Il consiglio nazionale dell'Ordine dei giornalisti ha richiamato i direttori delle testate di raccontare la guerra "rispettando la deontologia'"

Siamo passati dalla spettacolarizzazione del dolore allo show dell'orrore. Il consiglio nazionale dell'Ordine dei giornalisti ha richiamato i direttori delle testate, soprattutto televisive, di raccontare la guerra "rispettando la deontologia, senza scadere nel linguaggio e nell'uso delle immagini, usando sempre professionalità e umanità", cioè quello che è il comune buonsenso. Il cronista deve saper raccontare i fatti con rigore, se allarga i suoi orizzonti sta svolgendo un'altra funzione, cui può derogare ma dovrebbe mutuare ad altri strumenti, adeguati a quel tipo di comunicazione. Mi viene in mente così l'estetica dell'orrore, l'amplificazione artistica di tragedie come Guernica, immortalata da Picasso durante le fasi del bombardamento nazista nella guerra civile spagnola, e come La zattera della Medusa, di Théodore Géricault, che descrisse l'orrore durante il naufragio di quella fregata avvenuto nel luglio 1816. Pur comunicando, prendendo spunto dalla cronaca, Picasso e Gèricault si erano votati all'arte. E il giornalismo non può essere raffiguarto in quel modo: è semplicemente altro. 

21 Aprile
Autore
Gian Luca Campagna

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