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Il Frosinone fa tremare l'Inter, che poi dilaga e vince 5-0

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I ciociari mettono alle corde i campioni d'Italia, che segnano con Frattesi poi si salvano con Sommer e la traversa. Nella ripresa poi i nerazzurri dilagano

Sarò paradossale e controcorrente ma dopo aver assistito alla prova del Frosinone di questa sera contro l’Inter scommetterei sulla salvezza dei ciociari. E non inganni la facile ironia con la quale si potrebbe commentare lo 0-5 a favore die nerazzurri, tornati a essere campioni dopo la (breve) vacanza sulla via Emilia. La squadra di DiFra avrebbe meritato il pareggio finché il risultato è rimasto in bilico sullo 0-1, poi dopo la gelata di Arnautovic la partita è diventata da scapoli e ammogliati con la difesa canarina tenera tenera. Ma ormai la testa era andata.

DiFra ha scelte obbligate, Cerofolini tra i pali, la linea a tre è quella con Lirola, Okoli e Bonifazi al posto dell’infortunato Romagnoli, la terra di mezzo è affidata a Mazzitelli, Brescianini e Reinier, alti Valeri e Zortea sulle fasce, in avanti Soulé e centravanti Cheddira. L’Inter rispolvera Sommer, più Bisseck, DeVrij e Carlos Augusto in difesa, la linea della mediana è disegnata con barella, Darmian, Asllani, Dimarco e Frattesi a distruggere e costruire più Arnautovic e Thuram a fare da arieti.

Il Frosinone si dimentica le pantofole dopo i 6 risultati utili di fila, è aggresivo come non capitava di vederlo da diverse partite, tant’è che pareva fosse tornata l’allegra brigata ciociara a disegnare geometrie e sprazzi di classe, con Soulé tra dribbling e veroniche, con Okoli che sgomita e sportella senza timori. Però passa l’Inter, che quando supera la cintola della metà campo fa paura: il Frosinone si smarrisce su una palla bassa (ma quanti gol ha beccato la squadra giallazzurra così?) intercettata da Barella, Dimarco innesca Thuram che la mette sporca in mezzo e Frattesi con un movimento da danzatore la butta dentro di ginocchio e petto (19’). I ciociari non si disuniscono, Brescianini esalta i riflessi di Sommer con una sventola destinata all’incrocio, ma è una fiammata, con l’Inter che si riorganizza, decisa a non lasciare spazi e pertugi, anche se poi al 41’ Cheddira si riscopre centravanti di razza e dopo finte e controfinte scaglia un missile sulla traversa. Non molla il Frosinone, a dispetto del forfait di capitan Mazzitelli, cui subentra un ispirato Gelli.

Il Frosinone non ci sta. L’Inter non fa paura, del resto ha perso (e male) contro il Sassuolo. Ringhia il Frosinone, mette alle corde i campioni d’Italia, ma lo fa con razionalità, senza scoprirsi, giocando a tutto campo con generosità e intelligenza, ci provano in sequenza Reinier e Valeri e quando non salva Sommer è Carlos Augusto a sbrogliare, poi quando sogni il pareggio ecco che si materializza il raddoppio interista, che ha le sembianze di una fotocopia del vantaggio: è ancora Barella ad accendere l’attacco nerazzurro, con Frattesi che appoggia al solitario Arnautovic che buca l’incopevole Cerofolini. È il 60’. Buonanotte. È 2-0. E si spegne il Frosinone, DiFra prova a rianimarlo con Kaio Jorge e Harroui mentre Inzaghi concede ossigeno e gloria ai suoi, alternando riserve di lusso e panchinari titolari. Cheddira non si arrende ma è lo specchio di questo Frosinone vorrei ma non posso, così la sua capocciata è abbracciata da Sommer. Le energie sono residue, c’è amarezza e rammarico in casa canarina, poi la sconfitta già ingiusta diventa una Waterloo nelle proporzioni: prima Buchanan bagna la prima rete in A siglando il 3-0 (77’), così in 7’ i ciociari ne prendono 3. Il 4-0 lo sigla all’80’ un rinato Lautaro (non segnava da febbraio) e poi all’84’ chiude Thuram.

Il coraggio non è bastato con l’Inter, con la jella che ci vede benissimo. Prima di pensare alle prossime partite con Monza e Udinese, il Frosinone è bene che guardi a Genoa-Sassuolo e Lecce-Udinese: l’importante è che nè emiliani né friulani vincano. Il resto verrà da sé. 

10 Maggio
Autore
Gian Luca Campagna

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