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Il new doormatism e il diritto alla fregnaccia

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Dal ministro Lavrov al professor Orsini ecco le colpe di noi giornalisti

Esiste il diritto a spararla più grossa rispetto a ogni interlocutore. Questo del resto fa clamore e notizia. I professionisti dell'informazione (e della comunicazione) lo sanno bene. Del resto, il mondo dei mass media vive così. Però ci sono dei limiti anche in questo. Così, se hai la possibilità di intervistare il ministro degli esteri russo Lavrov in un momento così delicato della storia del mondo è chiaro che sia uno scoop ma diventa un boomerang sui denti dell'emittente e del giornalista se la sedicente intervista diventa un monologo di propaganda senza contraddittorio, infarcito da elementi di avanspettacolo e della miglior tradizione social, tra fake news e, paradossalmente, comunicazione unidirezionale oltre che di cangiante new doormatism (cioè nuovo zerbinismo, mi pregio di questo conio linguistico). Così, in nome della democrazia, siamo giunti all'aberrante diritto alla fregnaccia da parte di chiunque, amplificata con ogni mezzo. Solo che prima eravamo abituati a quelle della signora Maria che argomentava, tra sughi da cucina e brillantanti per lavastoviglie, sul casus belli, invece oggi abbiamo le brillanti idiozie propinate dal professor universitario Alessandro Orsini sempre più prigioniero di se stesso e le fregnacce sparate da un ministro che sembra uscito da un bunker di Yalta. Resta sempre valido l'antico adagio di stare in silenzio piuttosto che sparare una fregnaccia ma anche l'obbligo di redarguire chi la propina come verità assoluta. 
3 Maggio
Foto: pixabay
Autore
Gian Luca Campagna

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