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A Sanremo la musica abdica al vuoto narcisismo

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Domina e trionfa l'outfit trasgressivo a dispetto della parte artistica delle canzoni

Amadeus gongola per gli 11 milioni di spettatori pari al 54,7 per cento di share della prima serata di Sanremo. Ma dove volete che vada la gente di martedì sera nell'era pandemica, con le strade già deserte dalle 18? Ricalca la vecchia battuta dello scrittore Andrea G. Pinketts a Biagio Proietti quando lo sceneggiatore si vantava che con gli sceneggiati 'Coralba' e 'Dov'è Anna?' aveva raggiunto picchi vertiginosi di telespettatori. E certo: erano gli anni '70, quando in tv esisteva solo la Rai. Un po', quello che accade col Festival, con la gente rassegnata per le restrizioni e i confinamenti, interessata al palco dell'Ariston perché affamata di emozioni per un evento in diretta tv. Anche se ormai il festival ha abdicato alla musica, barattandola con l’effetto alone, con la curiosità destata non dai virtuosismi canori ma dal look dei concorrenti, a metà tra i guitti dell’avanspettacolo, le drag queen e il burlesque con outfit alla Munch. Creare il personaggio ci sta, fa parte delle regole dello spettacolo, ma il re deve restare il contenuto, altrimenti diventa un circo delle inutili vanità relegate al bizzarro. Firmato da chi è cresciuto a pane ed eclettismo artistico di David Bowie.
2 anni fa
Autore
Gian Luca Campagna

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