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Il linguaggio universale della musica durante la guerra

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Immagino ricordiate quando nel 1992 il violoncellista Vedran Smailovi? suonò nella sua Sarajevo l'Adagio

La musica resta un linguaggio universale anche nell’inferno di Babele. Immagino ricordiate quando nel 1992 il violoncellista bosniaco Vedran Smailovi? suonò nella sua Sarajevo l'Adagio in sol minore di Remo Giazotto in diverse ore del giorno per 22 giorni, per onorare la memoria di 22 civili uccisi mentre facevano la fila per il pane nella sua Sarajevo durante il conflitto nella ex Jugoslavia. Un modo, se vogliamo, per attirare l’attenzione e risvegliare le coscienze. E così su quei binari si incastona Oksana Linyv, l’ucraina direttrice d’orchestra del Teatro di Bologna, che, durante un’esibizione a Vienna, ha voluto dedicare il ’Requiem’ al suo Paese, appena invaso dall’esercito russo. Poi, Oksana, ha scolpito queste parole su Facebook: “è guerra. Tutti sono responsabili per questo, per quello che succederà ora. Tutti possono aiutare, per favore non restate in silenzio!". Ecco, non rimaniamo in silenzio come in quei terribili anni della guerra balcanica. Ognuno faccia sentire la sua voce.
2 anni fa
Autore
Gian Luca Campagna

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