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La lezione di Pasolini nel 2022: gli studenti e i poliziotti

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Sto sempre dalla parte degli studenti. A prescindere. Sono stato uno studente.

Sto sempre dalla parte degli studenti. A prescindere. Sono stato uno studente. Ma non ho fatto nemmeno mai fatica a stare dalla parte dei poliziotti, se vogliamo utilizzare un linguaggio manicheo. Le proteste dei ragazzi sono legittime, sono sempre figlie del disagio, dell’ignoto, delle domande inascoltate, però… c’è un però… resta inammissibile la violenza. Non può appartenere alla forma di dialogo. E attaccare in modo vigliacco i poliziotti ‘a difesa’ dell’Unione Industriali a Torino fa capire anche che il modus operandi e ragionandi resta lo stesso. E ti ritornano le parole di PPP: a 100 anni dalla nascita, poi, è facile saccheggiare il suo supermercato di lettere e riflessioni. Allora, dopo gli scontri di Valle Giulia nel 1968, Pasolini pubblicò la poesia ‘Il Pci ai giovani’ sulle botte volate tra la polizia e gli studenti. Certo, oggi la ‘simpatia’ pasoliniana sarebbe diversa, perché i poliziotti non sono “vestiti come pagliacci, con quella stoffa ruvida che puzza di rancio, fureria e popolo” ma sono equipaggiati da antisommossa, e il filo dell’equilibrio sugli studenti è oggi assai precario rispetto a quello passato del “siete paurosi, incerti, disperati, ma sapete anche come essere prepotenti, ricattatori e sicuri”. E così ieri come oggi i poliziotti al servizio dei cittadini e delle istituzioni diventano gli assassini e i servi dei padroni. E gli studenti del Fronte della Gioventù Comunista hanno il diritto a bastonarli. Come l’assalto alla Cgil da parte dell’allegra brigata nera.
2 anni fa
Autore
Gian Luca Campagna

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