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Sull'energia serve un summit straordinario Ue

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Tagliapietra (Bruegel): 'domani difficile accordo Ue, forse serve summit straordinario. Piano giusto, ma manca meccanismo compensativo'

Il piano della Commissione Europea per risparmiare gas in vista del prossimo inverno va "nella giusta direzione", promuovendo la riduzione della domanda di metano, ma manca del tutto un "meccanismo compensativo" che lo renda attuabile nella pratica. E, se le cose stanno come stanno ora, con diversi Paesi contrari alla proposta, è "difficile" che nel Consiglio Energia straordinario di domani si arrivi ad un accordo, a meno di "concessioni" dell'ultim'ora, che pure iniziano a vedersi da parte della Germania. Se il nodo non verrà sciolto domani, allora potrebbe occorrere un Consiglio Europeo straordinario senza aspettare il rientro dalle ferie, come aveva già proposto in giugno, inascoltato, Mario Draghi. A dirlo è Simone Tagliapietra, senior fellow del think tank bruxellese Bruegel e professore di Politiche energetiche, climatiche ed ambientali all'Università Cattolica di Milano e alla Sais, la scuola di studi internazionali della Johns Hopkins University.

Il piano 'Risparmia gas per un inverno sicuro', dice Tagliapietra, "va nella giusta direzione", poiché "finalmente si chiede di ridurre la domanda di gas, che è una cosa che andava fatta da tempo e che è stata procrastinata perché politicamente non è semplice. I governi non hanno agito prontamente su questo fronte, quindi la Commissione ha fatto benissimo. Capisco che il target del 15%" di riduzione della domanda di gas nel periodo agosto-marzo rispetto alla media nei precedenti cinque anni "per tutti suoni strano, perché ci sono diversi livelli, ma se la Commissione si fosse presentata con target nazionali sarebbe stato" il caos, "perché si sarebbe iniziato a discutere nel merito, della modellistica eccetera". 

"Il messaggio - continua Tagliapietra - è molto chiaro: il 15% di riduzione della domanda di gas è una cosa che a livello europeo è molto necessaria, anche in quei Paesi non così dipendenti dalla Russia. Perché, se andiamo verso uno scenario, a mio avviso probabile, di una interruzione totale dei flussi russi, ci troviamo in una situazione in cui sarà molto importante che la Spagna possa mettere anch'essa opzioni di solidarietà verso gli altri Paesi che sono più dipendenti dal gas russo". Quindi, per esempio, "una ridirezione da parte della Spagna di alcuni volumi che prende dall'Algeria verso l'Italia, in modo da usare più Gnl, visto che Madrid ha una capacità di importazione più elevata", disponendo di più rigassificatori, "contribuendo così, con uno swap, ad avere più gas verso l'Europa. Cose di questo genere potrebbero essere realistiche in un momento di emergenza".

Il problema di questo piano, secondo il docente, "è che non prevede un meccanismo di compensazione finanziaria per sostenere questi trasferimenti". Vale a dire che, "se la Spagna manda gas algerino verso l'Italia e usa più Gnl per dare una mano agli altri Paesi, siccome il gas algerino costa meno del Gnl, è giusto dare alla Spagna questa differenza di costo. Un fondo europeo che abbia siffatte connotazioni sarebbe stato molto utile, per implementare più semplicemente questa misura. Un meccanismo di compensazione andrebbe elaborato, perché solo così possiamo garantire concretamente la solidarietà energetica, soprattutto in un momento di crisi, perché quando ci sarà scarsità c'è il rischio effettivo di protezionismo energetico". 

A Versailles, ricorda Tagliapietra, i leader "avevano ventilato la possibilità di fare qualcosa in questo ambito. C'è stata la resistenza di alcuni Paesi, che hanno detto che non serve un Next Generation 2 perché va attuato il primo. Penso che i tempi non siano maturi per avere un secondo Recovery Plan, visto che dobbiamo ancora mettere bene in pista il primo". Però, aggiunge, "una facility più piccola, dedicata all'energia, secondo me è necessaria. La condizione oggi è molto diversa" rispetto allo scoppio in Europa della Covid-19, perché quello "era uno choc esogeno, che ha colpito di più alcuni Paesi rispetto ad altri, mentre qui si tratta di Paesi che sono esposti ad un rischio che si sono creati essi stessi, esternalizzando tutta la loro politica energetica alla Russia. Quindi, è giusto che chi ha contribuito di più a questa posizione di vulnerabilità, e che ha lucrato su questo in passato, oggi contribuisca di più". In altre parole "è giusto, secondo me, che la Germania contribuisca di più a questo fondo rispetto ad altri Paesi". 

"Probabilmente la Commissione - continua - non ha ritenuto che i tempi fossero maturi per avere un'approvazione da parte dei Paesi membri per un piano di questo tipo. Penso che nei prossimi mesi qualcosa dovranno proporre, in questo senso. E forse è il momento oggi di metterlo sul piatto. Visto che ci troviamo in questa situazione, potrebbe essere il momento giusto per dire 'anche noi nel Sud Europa possiamo ridurre la domanda, anche se 'nazionalmente' non è che ci serva veramente, però, pur essendo consapevoli di aver preso molti soldi con Next Generation Eu, questo va ricordato, non è che ci scordiamo la solidarietà ricevuta, con trasferimenti dalla Germania a noi, possiamo anche considerarlo'. Però un meccanismo che permetta di compensare almeno i costi potrebbe essere 'fair'".

 

26 Luglio
Foto: pixabay
Autore
Claudio Mascagni

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