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Rinviato a fine 2023 l'entrata in vigore del codice di crisi

Un cantiere edile

Il nuovo codice porta innovazioni per prevenire la crisi ma in questo momento la pandemia condiziona ancora i parametri

Il nuovo codice di crisi delle imprese, comprese quelle del settore edilizio, può aspettare. Il quadro economico attuale, segnato da forti distorsioni prodotte dall’emergenza sanitaria, non è certo congeniale al perseguimento della finalità ultima del Codice della crisi d’impresa, cioè quella di prevenire le situazioni di crisi attraverso adeguati sistemi di allerta. E' quindi corretta la scelta di rinviarne l’entrata in vigore al 31 dicembre 2023 e al 16 maggio 2022 il resto della disciplina.

A dirlo sono stati i rappresentanti dell’Alleanza delle cooperative nel corso dell’audizione, presso le commissioni riunite Giustizia e Industria del Senato, sul disegno di legge di conversione del dl 118/2021 recante misure urgenti in materia di crisi di impresa e di risanamento aziendale.

"Convincente - secondo l’Alleanza - anche la scelta del governo di introdurre una 'procedura di composizione negoziata' in tutti i casi nei quali il risanamento rappresenti una prospettiva concretamente perseguibile; procedura che prevede la scelta di un unico esperto indipendente e l’attivazione di una piattaforma telematica nazionale a disposizione dell’imprenditore per verificare la situazione dell’azienda. Bene anche il concordato semplificato per la liquidazione del patrimonio, proponibile dall’imprenditore in caso di esito non positivo della composizione negoziata".

L’Alleanza segnala però “la necessità di sciogliere rapidamente un’ambiguità di fondo, ovvero se la procedura di composizione negoziata, prevista dal disegno di legge, sostituirà il sistema di allerta previsto dal codice della crisi o se, invece, sarà soppressa all’entrata in vigore del codice. La nostra raccomandazione è quindi quella di sciogliere al più presto tale ambiguità, auspicabilmente in favore della procedura più semplice e meno onerosa”.

I rappresentanti di Alleanza hanno inoltre sottolineato "l’esigenza di una diversa declinazione di alcuni istituti in modo da tenere conto delle peculiarità del modello cooperativo, ad esempio per la nomina dell’esperto incaricato di governare la composizione negoziata". Secondo l’Alleanza, "nel caso di una procedura che riguardi un’impresa cooperativa, è necessario che l’esperto documenti di aver maturato la propria esperienza nell’ambito di società cooperative. Sarebbe inoltre quanto mai opportuno che la nomina del terzo componente della commissione incaricata di nominare l’esperto, attualmente affidata al Prefetto, prevedesse anche il coinvolgimento delle associazioni di categoria dei datori di lavoro o, in caso di imprese soggette a liquidazione coatta amministrativa, delle autorità di vigilanza".

“Anche - ha aggiunto - in tema di concordato semplificato, per le sole imprese soggette a vigilanza amministrativa, è opportuno prevedere una comunicazione all’autorità di vigilanza competente, in modo che possa esprimere un giudizio sulla coerenza della proposta di concordato con gli interessi mutualistici sottesi”.  

2 anni fa
Autore
Luca Morazzano

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