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Il calcio dei sentimenti e l'addio di Baldini al Palermo

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Storia quotidiana di un cronista di Latina, tifoso dei nerazzurri, costretto a seguire il Frosinone calcio nel campionato di serie B.

“Io vivo di emozioni. E se non sono più al centro di un progetto lascio”. E i soldi non sono tutto nella vita. Le parole di Silvio Baldini, allenatore dimissionario del Palermo, sono state pregne di significato. Lo sono non è perché abbracciano una retorica stantia che appartiene da anni a un calcio che non è più quello della trasmissione 90’ di Paolo Valenti o della moviola di Carlo Sassi, probabilmente non è nemmeno lo sfogo di un tecnico narcisista che dopo anni di anonimato ha ritrovato una sua giusta dimensione, ma perché è cambiato totalmente il modo di intendere il calcio. La globalizzazione è anche questo. La globalizzazione ha significato che due settimane fa la maggioranza del Palermo è stata acquistata da parte del City dello sceicco Mansour, una holding che ingloba una dozzina di club sparsi nel mondo. Dal Melbourne al Girona passando per il Yokohama Marinos e il Montevideo Torque fino ad approdare ovviamente al Manchester City, autentico diadema del gruppo. Ma cosa propone questa holding? Semplicemente si comporta come un’industria: potenziamento del brand, crescita del parco giocatori, sviluppo del calcio femminile e degli e-sport. Così poco importa di sentimenti e passione, le pressioni e i desideri delle piazze non sono contemplati, qui si bada alla matematica, alle percentuali, ai ricavi. Solo che il calcio non è mai stata scienza esatta, si è sempre piegata alla variabile umana. E i calciatori lo sono. Come i tecnici.

29 Luglio
Autore
Gian Luca Campagna

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